Gerry Longo, il non vedente del “Grande Fratello 9”, a cuore aperto per “Italia Sera”
“Un esperienza umana che ti insegna anche a vivere”

Prima parte

di Paolo Pelinga

E'  stata la novità assoluta del “Grande Fratello 9”: introdurre all interno della Casa un non vedente, con tutte le perplessità e i dubbi che ne conseguono. Ebbene, l idea degli autori si è rivelata invece vincente, azzeccata e positiva, perché Gerry Longo, meglio conosciuto solo come Gerry, ha dimostrato di essere un ragazzo straordinario, ricco di simpatia e di calore umano. Gerry, infatti, è stato uno degli ultimi a uscire dalla Casa, lasciando dietro di sé una lunga scia di positività e di buoni sentimenti, facendosi benvolere da tutti e catturando le simpatie e l affetto dei telespettatori che, alla sua uscita, l hanno accolto in studio da trionfatore. La sua preparazione, poi, ci ha lasciato veramente sorpresi, tanto che l intervista che ne è scaturita è diventata lunga, prolissa, ma sempre interessante e ricca di argomenti di grande spessore culturale e umano. Indubbiamente, per evidenti motivi di spazio, saremo costretti a pubblicarla a puntate. - Gerry, che cosa ti ha spinto a partecipare al “Grande Fratello”? “La forte curiosità per una realtà assolutamente nuova con la quale non mi ero mai confrontato. Ero curioso di capire come funziona il Grande Fratello, ma non dal lato pubblico, spettatore, ma dall altro lato. Quindi mettermi proprio nei panni del concorrente per capire dal di dentro cosa si prova, cosa si vive a stare in un ambiente completamente chiuso, isolato dal resto del mondo, a confronto con persone caratterialmente, per esperienze di vita e per tante altre motivazioni, diverse da me. Quindi un mio raccontarmi e, nel frattempo, anche un conoscere sia la realtà del Grande Fratello, ma anche altre persone”. - Quando sei andato al provino, speravi che ti prendessero? “Non ci ho sperato tantissimo, nel senso che per me già il provino in sé era una scommessa. Cioè già andare lì e provare a capire come funziona un provino. Tutta l esperienza del Grande Fratello per me si sintetizza in un aver voluto sperimentare questa cosa, cercando di capire tutti i passaggi che ne fanno parte: dal provino al servizio fotografico, al colloquio con le varie persone che comunque si incontrano prima di entrare nella Casa, l isolamento in albergo, tutta la fase di preparazione. A me questo affascinava tantissimo, e ogni volta ho sempre detto: anche se dovessi fermarmi a un passo dall entrare in Casa, va bene così, perché almeno ci ho provato. Quello che ha sempre caratterizzato la mia vita, la mia crescita, le mie scelte, è sempre stato quello di comunque mi do una possibilità. La vita mi ha tolto la vista e allora quello che non riesco a cogliere con la vista preferisco coglierlo con le esperienze, con il conoscere, con il confrontarmi con realtà e con mondi completamente diversi dal mio”. - Come hai vissuto la presenza delle telecamere? “In Casa io non avevo la necessità e il desiderio di mostrarmi. Sono stato quello che in assoluto, forse, ha vissuto meno la presenza delle telecamere, e meno mi sono mostrato alle telecamere, per un motivo semplicissimo: lì le telecamere, alcune sono a vista, altre no. Quindi, posizionate in un determinato punto, non sempre riuscivo a sapere se le telecamere, in quel preciso istante, stavano seguendo me o una situazione accanto a me. E quindi ero sempre veramente me stesso, ma non a livello caratteriale, proprio come modo di mostrarsi a quella realtà perché, non vedendo la telecamera che mi puntava in quel determinato momento, non potevo comportarmi di conseguenza per il gusto di mostrarmi e di apparire”. - Ti aspettavi di essere scelto e di entrare nella Casa? “No. Soprattutto perché, in otto edizioni di GF, avrò visto sì e no due o tre puntate al massimo, perché l ho sempre ritenuta una trasmissione che non poteva comunque lanciare dei messaggi o avere dei contenuti al di fuori del puro spettacolo. Poi, nel frattempo, la cosa ha preso piede. Però, ognuno fa delle scelte anche in ambito proprio di programmi da guardare in televisione. Per me il GF non era una cosa particolarmente interessante. Infatti non l ho vista come vado in televisione. No, vado a fare l esperienza per capire cos è realmente il GF. Oggi il mio pensiero sul GF è cambiato completamente. Io oggi dico sempre che non è solo una semplice e pura trasmissione televisiva. Forse per il pubblico è questo: un programma di spettacolo, di divertimento. Per chi lo fa e lo vede dal di dentro, credimi, è una grande prova con se stessi, è un mettersi veramente a nudo, un mettersi in gioco, confrontandosi con situazioni che nella vita di tutti i giorni non accadono. Anche situazioni di fuga da un momento di disagio. Nella vita noi siamo spesso particolarmente bravi a crearci delle vie di fuga da situazioni che ci fanno star male, da situazioni che ci creano comunque imbarazzo, difficoltà. Lì no. Lì devi comunque imparare anche a convivere con persone che magari, nella vita di tutti i giorni, non frequenteresti. E allora impari a tirare fuori qualcosa di te e, soprattutto, impari a cogliere qualcosa dagli altri”. - Mi piace sentirti usare spesso il termine io vedo, io guardo… “Ti spiego. Erroneamente, e questo è uno dei tanti luoghi comuni, quando si fa riferimento ai non vedenti si pensa al non poter usare il termine vedere perché è offensivo. Sbagliato. Cioè non è in un discorso l utilizzo del termine vedere che risulta offensivo; forse è l atteggiamento, è il non voler considerare che c è un modo diverso di fare le cose che può essere “offensivo”. E ti faccio un esempio: se parliamo di televisione e ci confrontiamo su quello che abbiamo visto ieri sera, tu mi dirai: Gerry, sai, ieri sera ho guardato il telegiornale. Anch io ti dirò ieri sera ho guardato il telegiornale perché, se ti dovessi dire ieri sera ho ascoltato il telegiornale, ho ascoltato un programma, è innaturale. Nel linguaggio di tutti i giorni è innaturale. Poi è vero che tu l hai guardato usando lo strumento dei tuoi occhi, io l ho guardato usando lo strumento dell udito. Però il risultato è che tutti e due abbiamo guardato, con occhi e strumenti diversi, la stessa cosa. E  un falso formalismo quello di dover dire no, non usare il termine vedere, guardare. E  una stronzata”.
Edizione n. 2190 del 23/05/2009

seconda parte

Continua l intervista esclusiva a Gerry Longo, il non vedente del “Grande Fratello 9”
“Io non mi vedo, ma mi sento uno sperimentatore”

di Paolo Pelinga

Il romanzo a puntate sul Grande Fratello 9 continua. Riprendiamo l intervista a Gerry Longo – solo Gerry per gli inqulini della Casa e per i telespettatori – dallo stesso punto in cui l abbiamo interrotta per evidenti motivi di spazio. Tutti coloro che hanno letto la prima parte, sicuramente si sono resi conto che abbiamo a che fare con un personaggio di grande spessore umano, che si esprime con dovizia di particolari e con una straordinaria proprietà di linguaggio. Un linguaggio sobrio e forbito, unitamente a una notevole preparazione culturale, che fa di lui un uomo davvero speciale. - Dunque Gerry, l esperienza della Casa è stata davvero un bel banco di prova per tutti? “Indubbiamente. Le difficoltà sono tante. Vivere con un budget ridotto per la spesa, essere fuori dal tempo, non avere nessun mezzo per prendersi un appunto, per scrivere magari l emozione che stai vivendo perché ti manca un affetto particolarmente caro. Quindi è un mondo parallelo dove tutto è amplificato, dove tutto risulta più difficile, dove tutto però è in condivisione, dal bagno ai letti, agli spazi. E lì devi per forza tirar fuori il carattere, la personalità. E  veramente, come ha detto Marcello in un intervista, per lui, ma credo un po  per tutti, il GF è stato una medicina”.
- Tornando a quanto dicevamo prima, non ritieni offensivo se le persone definiscono in vari modi il tuo non vedere? “Certo, è più corretto dire diversamente abile, disabile, handicappato… E  ovvio, non è la parola ma è l intenzione che non deve essere mai cattiva. Perché poi ci si perde nel formalismo del linguaggio. Però, nelle cose concrete, lì no. Perché è più impegnativo. E  più impegnativo costruire magari una città a misura di disabile, è più impegnativo fare delle strutture dove anche il disabile vi possa accedere in autonomia. Perché, vedi, io mi muovo da solo, perché gli strumenti per farlo ce l ho. Però, se poi magari nel camminare su un marciapiede mi trovo il motorino parcheggiato male, quello che ha lasciato la roba in mezzo, quello per me è un disagio ed è quello – passami il termine – che mi fa incazzare”. - Ti dà fastidio quando qualcuno ti definisce cieco anziché non vedente? “Assolutamente no, per me è indifferente. L ho anche detto entrando nella Casa. Mi si può chiamare cieco, non vedente, video leso, orbo: sul dizionario sono tutti sinonimi. A me non offende. Però parlo di me. Tanto mi puoi chiamare in tutti i modi possibili e immaginabili, la sostanza è sempre la stessa. Io sono Gerry. Prima Gerry e poi Gerry non vedente”. - Quali pensieri hanno attraversato la tua mente nel momento del tuo ingresso nella Casa? “Lì è stata veramente una sensazione fortissima, perché c era da un lato il fatto di sapere di essere in televisione e soprattutto, nella fase dell ingresso, con il collegamento con Alessia Marcuzzi, con lo studio. Sapevo che in quel momento tutti erano concentrati su di me, quindi mi sentivo veramente osservato. Lì ho sentito la veemenza delle telecamere. Infatti, si è visto, ero molto impacciato perché stavo entrando in qualcosa di assolutamente nuovo, dal quale non è che potevo uscire dopo poche ore. E quindi sapevo che entravo in una Casa dove ci sarei potuto rimanere dei giorni, delle settimane, dei mesi. L ingresso è stato assolutamente molto forte per me, emozionante, perché sapevo di avere tutti gli occhi addosso”. - Gerry, perdonami l indiscrezione: tu sei nato non vedente, o la cosa è venuta dopo? “Ci sono nato. Sono nato con un glaucoma congenito bilaterale che mi ha creato una lesione al nervo ottico, e già a sette mesi ho subìto il primo intervento chirurgico, proprio con l intento di arginare il decorso della malattia ma, ahimé, siccome è una malattia degenerativa, più progredisce e meno si può fare”.
- Hai notato dei miglioramenti? Hai dovuto fare altri interventi chirurgici? “L unica cosa che oggi mi è rimasta, come percezione, è la luce all occhio sinistro. Per il resto, non percepisco più nulla. Quindi questo, automaticamente, è il risultato di 18 interventi subìti a tutti e due gli occhi, con risultati pari a zero. Però li ho fatti perché erano necessari”. - Quali difficoltà hai incontrato e quali ritenevi di dover superare nell ambito della Casa? “Difficoltà dal punto di vista ambientale poche perché, nella settimana di isolamento, mi è stata data la possibilità di entrare un ora e quindi vedere e prendere un minimo di confidenza con la Casa. Forse la difficoltà più grossa è stata rapportarmi con tante persone nuove, persone che non avevano mai avuto a che fare con un disabile, soprattutto non vedente; quindi già questo creava una novità di approccio da parte loro nei miei confronti. Un po  meno da parte mia, perché già in passato mi sono confrontato con tante persone nuove che non avevano avuto contatti con non vedenti. Quindi la difficoltà per me era farlo con 16 persone tutte insieme, contemporaneamente, dovendoci poi convivere”. - Ti sei mai sentito discriminato nella Casa? “Discriminato no, però sicuramente penalizzato, ma questo non per colpa di qualcuno, perché esistono delle differenze e bisogna tenerne conto. Certamente penalizzato dal fatto di non poter fare sempre le stesse cose che facevano loro. Però la mia abilità è stata trovare un modo diverso di fare cose diverse da loro, come rifare i letti, fare il pane, cosa che ho imparato volutamente da Marcello, perché volevo comunque fare qualcosa e sentirmi utile, non per forza facendo le stesse cose loro”. - Con chi vivi adesso? “Da solo. Sono otto anni che vivo da solo. Da tempo ormai ho imparato a gestirmi casa da solo. Quindi, vivendo da solo, ho imparato a fare la lavatrice, lavare i piatti, fare le pulizie. Poi, se ho bisogno, ci sono persone disposte a darmi una mano”. - E  risaputo che i non vedenti sono in possesso di una speciale sensibilità: come sei riuscito a distinguere le persone che avrebbero potuto avvicinarsi maggiormente a te? “Ho cercato di affidarmi all istinto. La sensibilità, a livello di entrare in contatto, in empatia, è una cosa molto soggettiva. Questo vale sia per le persone vedenti che non vedenti”. - Come hai vissuto questa straordinaria esperienza? “Una grande prova con me stesso di adattamento, anche di autocontrollo in certi momenti, dove non era facile averlo. Però il GF, da certi punti di vista, mi ha fatto bene, perché mi ha aiutato a capire quanto è importante a volte, in una situazione difficile, sapere anche riconoscere che si ha bisogno dell altro, come mi è successo quando sono entrato in conflitto con Siria. Lì ero in difficoltà, avevo una mia difficoltà a superare una fase di adattamento. Avevo paura di non farcela. Ed è lecito, al di là della disabilità, per chiunque. Siria, invece, mi ha saputo aiutare e sostenere in questo. Infatti c è stato un momento di tensione tra me e lei, ma proprio perché non è che io ce l avessi nello specifico con lei. Lei è stata una valvola di sfogo. Magari con un altro non avrei reagito in quel modo. A volte gli amici servono anche a questo: a farci sfogare in un momento particolare che magari stiamo vivendo”. - E, a proposito di Siria, ragazza semplice, speciale, dolcissima: ti eri un po  innamorato, eri un po  geloso di lei? “Verso Siria ho provato, più che attrazione fisica, quella persona che senti vicina. Se tu pensi che là dentro è tutto amplificato, la vicinanza di una persona la puoi interpretare in tanti modi. Io, verso di lei, ho sentito quel qualcosa di speciale che forse, nella vita reale, avrei subito capito che era un forte legame di amicizia. Lì fai fatica, a volte, a distinguere le due cose. Io con Siria mi trovavo bene. Ed è questo il sentimento più forte che ho provato verso di lei. Perché sapevo che lei comunque ha un interesse particolare verso le donne. Quindi una possibilità da parte di Siria non l' avrei mai avuta. Però mi sentivo a mio agio con lei, sapevo che in lei potevo trovare un complice, un sostegno. E così è stato. Probabilmente solo con Siria mi potevo arrabbiare per poi chiederle scusa, perché è stata veramente un amica, una complice su molti fronti. Io poi, in molte cose, ho voluto lei, e lei ha voluto me, in alcuni suoi momenti importanti, vedi l' episodio della pioggia di me e lei”. - L' episodio della pioggia? “Sì, c è stato un momento in cui Siria, la seconda settimana, rischiava di uscire e mi ha coinvolto in questa cosa, molto bella, di stare tutti e due sotto la pioggia, fuori in giardino, per circa mezz ora. Ci siamo bagnati fino all inverosimile, ma c è stata questa cosa molto bella di farsi coccolare dalla pioggia. Una cosa romanticissima”. - Adesso qual è il tuo rapporto con Siria: siete rimasti amici? “Assolutamente sì. Quando lei è uscita dalla Casa c è stato un momento di tensione, ma già dopo una settimana era tutto risolto. Ci siamo chiariti, perché c' era comunque la volontà di parlarne, ma a telecamere spente, riuscendo a parlarci senza però avere l' inibizione, o comunque la presenza, della telecamera, che in qualche modo ti mette in difficoltà. Fino a ieri sera stavamo insieme al compleanno di Daniela Martani. E poi, mediamente, due o tre volte a settimana, ci sentiamo per telefono. Siamo in perfetta sintonia”. - Quindi, è lei la persona cui ti sei maggiormente affezionato? “Lei e, in una fase iniziale, anche Daniela. Poi lei purtroppo è uscita, e quindi mi sono precluso la possibilità di conoscerla meglio. Però è una persona alla quale pure mi sono legato e tuttora ho grande stima, grande affetto, nei suoi confronti”. A giorni la terza e ultima parte dell intervista.
Edizione n. 2193 del 28/05/2009

terza parte e ultima parte

“Non ti mangio con gli occhi
ma se mi provi ti sciocchi!”
Questo lo slogan da lui coniato per le donne della Casa


di Paolo Pelinga

L' intervista, abbastanza prolissa ma estremamente interessante, a Gerry Longo, il ragazzo non vedente del Grande Fratello 9, volge al termine. Questa è l ultima delle tre puntate che gli abbiamo dedicato, perché non ce la siamo sentita di “tagliare” nemmeno una riga, tanto l abbiamo apprezzata, ritenuta gradevole e interessante.
- Dunque, Gerry, da chi è venuta per te la delusione più grande? “Onestamente, non ci sono state persone che mi hanno deluso, perché io credo che ognuno, a proprio modo, dà qualcosa. Cioè, paradossalmente, anche da Alberto, che è stata la persona con la quale, nella fase iniziale, ho legato meno. Poi, però, l ho rivalutato perché, risolta la questione Siria, ho visto in lui un carattere, un atteggiamento, un modo di fare, che non sempre veniva fuori. Così ho visto delle cose in Alberto che inizialmente non avevo colto. Anche da parte di Vittorio, che è un gran simpaticone. Però è quella simpatia che molte volte è travolgente. Per esempio c è stato un momento, quando è uscito Nicola, che io stavo molto male. La sera stessa è venuto Vittorio e mi ha letto una lettera che gli aveva lasciato Nicola. E questo gesto mi è rimasto nel cuore. E  stata una cosa che ho apprezzato molto. Anche con Gianluca, tanto criticato verso la fine del GF, ho vissuto momenti molto belli, come alcuni scherzi verbali tra me e lui. Cioè ho voluto cogliere e provare a conoscere ognuno di loro per quello che avevano di bello da darmi e da condividere. Poi tutti abbiamo difetti, tutti abbiamo limiti. Non siamo perfetti”. - Quindi, in sostanza, chi è oggi Siria per te? “Siria è il mio verde. E se io oggi penso al verde come colore, penso a Siria”.
- Cosa ti rimane, cosa ti ha lasciato questa esperienza? “Mi ha lasciato sicuramente un immagine positiva di quello che è il GF. Non è solo spettacolo, è anche un occasione per far tirare fuori alle persone qualcosa che hanno dentro e che magari non sempre riescono ad esternare nella vita di tutti i giorni. Lì ti metti a nudo. A me ha lasciato la possibilità, innanzitutto, di confrontarmi anche con i miei limiti, ma pure con le mie tante possibilità. E la cosa bella, veramente bella, è stata una diversa modalità di rapportarmi alle persone. Io, in qualsiasi momento esco di casa, vengo visto come non vedente. Cioè vedi il non vedente col bastone e magari vorresti chiedergli qualcosa e non lo fai per paura di offenderlo. Oggi, grazie alla visibilità che mi è stata data dal GF, le persone non solo vengono a salutarmi, a parlarmi, ma mi si rapportano con una disinvoltura, con una naturalezza, che spesso non si ha nei confronti di un disabile, a meno che non lo conosci in prima persona, o a meno che non è un tuo amico. Un altra cosa molto bella è vedere ragazzini di otto e dieci anni andare in giro con i genitori e venirmi a salutare. La cosa mi rende felice, ma non per la spettacolarizzazione o per lo sfruttamento. La disabilità è una realtà della nostra società. Più la teniamo come una cosa di nicchia per pochi, e più verrà vista come un qualcosa che tanto non ci toccherà mai. Più la consideriamo normale, perché fa parte di noi, e più forse ci entriamo un po  in relazione, e vediamo l altro un po  meno diverso da noi”. - Tra tutti gli inquilini della Casa, con chi pensi di rimanere maggiormente amico? “Guarda, sicuramente Marcello. Proprio Marcello per l esperienza del pane, per le tante volte che gli sono stato vicino. Anche questo non sempre magari è venuto fuori. Però Marcello spesso aveva dei momenti di crisi. Io andavo lì, gli parlavo, lo consolavo, gli dicevo: un po  più di fiducia in te stesso Marcello, perché tu hai tanto da dare, e non solo con il pane, con i cornetti, ma proprio umanamente. Lui spesso, quando mi vedeva un po  così, veniva lì: Gerry, tutto a posto? Quindi con Marcello ho creato un bellissimo legame, un rapporto di vera amicizia”. - La tua è stata un uscita trionfale. Il pubblico in studio ti ha accolto con un fragoroso, intenso e interminabile applauso. Come te lo spieghi? Perché la gente si è così tanto affezionata a te? “Questo sarebbe da chiederlo al pubblico. La spiegazione che mi do è questa: io là dentro potevo essere tante cose. Potevo essere qualcosa di diverso da quello che sono nella vita. Ho scelto di portare là dentro me stesso, le mie paure, le mie fragilità, i miei punti di forza, soprattutto il rapporto che ho con la mia disabilità. Io ci ho giocato tantissimo in Casa, ho fatto tante battute ma non per farla pesare come alcuni mi hanno attribuito, ma per sdrammatizzare, una cosa nella quale io credo molto. Sdrammatizzando, penso che il pubblico mi ha considerato non come colui che fa pesare agli altri o fa pesare la propria condizione alla società. Infatti credo che nessuno in Casa possa dire che ha sentito il peso della mia presenza, perché ho gestito la cosa in modo che loro avevano i loro spazi e io i miei. Cercavo di essere collaborativo e presente con loro, ma altrettanto io ho chiesto la collaborazione e l aiuto laddove ce n era bisogno. Però non mi sono mai reso dipendente da loro”. - Gerry, di che cosa ti occupi nella vita di tutti i giorni? “Le mie giornate sono dedicate al lavoro, perché io lavoro per l Ente Nazionale Aviazione Civile (E.N.A.C.) a Castro Pretorio, quindi in Sede centrale, occupandomi di trasporto aereo delle persone diversamente abili. E  un lavoro innovativo”. - Il tuo più grande desiderio, la tua maggiore aspirazione? “Una cosa che mi piacerebbe fare è il testimonial di una pubblicità, oppure me stesso in un film. Cioè un film dove c è una parte di un non vedente. Quale migliore occasione per farlo fare direttamente a un non vedente. Quindi sarei veramente me stesso. Oppure mi piacerebbe riprendere un sogno che ho sempre avuto e che ho già coltivato in passato, che è quello di rifare Radio. E ancora, ti dico l ultima, l idea di portare a teatro Profumo di donna”. - Pregi e difetti di Gerry? “Pregi: essere un instancabile sperimentatore. Io sono curioso. Ho sempre detto che voglio arrivare a 90 anni, o anche a 100, avendo vissuto appieno, avendo imparato a respirare e pieni polmoni questa vita e non fermarmi al solo non vedo e quindi non lo posso fare. Difetti: a volte sono un po  troppo pignolo, però è una pignoleria legata al fatto che ci tengo a fare le cose per bene. Ogni tanto sono anche un po  permaloso. Però sono comunque aspetti che credo, chi più chi meno, abbiamo tutti”. - Hai degli hobby? “Sì. Ho coltivato per circa due anni la passione per le arti marziali. Mi ha aiutato molto anche nella gestione dell equilibrio, nella percezione degli spazi, nella consapevolezza del corpo e dello spazio circostante. Altro hobby che mi caratterizza tantissimo, che è stato una mia grande passione e lo è tuttora, è l' attività teatrale”. - Cosa ti fa soffrire e cosa invece ti rende felice? “Mi fa soffrire l indifferenza delle persone, la superficialità, il pressapochismo. Una cosa che mi rende felice è la spontaneità”. - I tuoi dati anagrafici e il tuo segno zodiacale? “Sono nato a Locri, in provincia di Reggio Calabria, il 26 luglio del  77, segno zodiacale Leone, ma ho vissuto per tanti anni a Sant Ilario dello Jonio, che è un paesino proprio accanto a Locri. La mia famiglia, infatti, è ancora giù. Sono venuto a Roma, undici anni fa, per l Università”.
- Dopo questo mio terzo grado, c è ancora una domanda che non ti ho fatto e alla quale avresti voluto rispondere? “Sì. Non mi hai chiesto quel è il mio rapporto con le rappresentanti del gentil sesso”. - E allora, prego… “Il mio rapporto con le ragazze è assolutamente positivo. Io in Casa ho coniato anche uno slogan: non ti mangio con gli occhi, ma se mi provi ti sciocchi! Un po  di ironia non guasta. Al di là della fisicità, tipica di una donna, quello che molte volte per me è bello, è interessante, è altro. Cioè una persona che abbia comunque un certo carisma, uno spessore caratteriale, la dolcezza che molte volte si esprime anche attraverso il linguaggio. Sono tutti elementi che stuzzicano la mia voglia di conoscere. E quindi è una bellezza che non è legata solo a un canone estetico, ma anche a dei contenuti che non vengono visti subito attraverso gli occhi, ma percepiti con un ascolto, con una conoscenza, con un entrare in contatto con l altro tramite i miei strumenti di conoscenza del mondo. Quindi, se una bella ragazza mi parla, io comunque rimango affascinato e colpito dal suo modo di raccontarsi, dal suo modo di parlarmi, dalla femminilità che non è solo corpo ma è anche altro”. - Chi è oggi Gerry Longo in estrema sintesi? “Gerry è un instancabile sperimentatore che, attraverso le sue esperienze, tenta di ridefinire il concetto di limite puntando al massimo rispetto alle proprie capacità”. - Cosa scriveresti sul tuo muro ideale? “Io non mi vedo, ma mi sento uno sperimentatore”. La nostra intervista a Gerry Longo, questa volta, è finita davvero. Con questo materiale Gerry, sempre saggio, pacato e ponderato, potrebbe scrivere un libro. Come si può notare, quello di Gerry è un esempio luminoso di un personaggio che il Grande Fratello ha reso famoso, un personaggio che vive nell ombra ma ci “vede” meglio di noi. Un personaggio straordinario, unico, che ha dato a tutti noi una grande lezione di vita.
Edizione n. 2197 del 03/06/2009




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